Lettera di una donna indipendente ai lavoratori (in)dipendenti sul tema “Persone e Professionisti”

Con Casa della Donna Pisa – Ho deciso di stilare questo scritto (a cui affido il diritto di divulgazione fuori dal contesto web) per mettere in luce un tema importante. Ho deciso di farlo per ringraziarvi del vostro esempio, reale, e per poter donare anch’io il mio contributo.
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✍️ Lettera di una donna indipendente ai lavoratori (in)dipendenti sul tema “Persone e Professionisti”
C’è una riflessione che mi angoscia da tempo: il divario tra onestà personale e professionalità. Essere e presentarsi ligi al lavoro, brillanti, onesti, creativi, disponibili, affabili… non coincide necessariamente con l’essere una brava persona nella vita privata. E se non sei una brava persona, forse, non sei nemmeno un bravo professionista. O un bravo studioso. Puoi diventare il (o la) miglior broker del mondo, il miglior programmatore, il miglior commerciante, aggiungete voi la professione che preferite. Ma in quei termini, non puoi definirti un professionista completo.
Una persona completa.
Questo concetto vale per gli uomini, così come per le donne ed è altresì vero, che una persona per bene e di animo gentile, non è necessariamente un eccellente lavoratore. Magari i suoi risultati sono modesti, a tratti soddisfacenti. Ma forse, tra i due casi, meglio avere accanto il secondo esempio: nel lavoro, così come nella vita.
Vi chiedo di porre più attenzione a questo tema. Un tema che non venga mai perso di vista, e di cui si parla troppo poco. Perchè le donne hanno paura a parlarne. Magari parlano con altre donne, ma poi sono le stesse a coprire altre figure maschili.
Ve lo chiedo da donna, e da professionista. A nome di altre donne e con le donne di Casa della Donna Pisa.
Le persone cambiano, crescono, imparano dalle esperienze e dagli errori – che spesso, volutamente o no, commettono sugli altri – a volte con conseguenze davvero inimmaginabili sul prossimo.
Quindi vi prego. Pensiamo di più alla donna in termini di inserimento e mantenimento nel mondo del lavoro. Pensiamo di più al bullismo sul lavoro. Che in realtà molto spesso parte dall’esterno e li rimane, dalle relazioni.
Alcune persone ricominciano da zero. Ma in realtà, non sono mai cambiate, nel bene o nel male. Vi prego di trovarle. O che si rendano manifeste da sole.
Alcuni invece, per esempio, cambiano vita. Magari eliminando la/le persona in questione, non frequentandola più, levandola dalla propria cerchia di vita (personale, affettiva o lavorativa) e autoconvincendosi che i propri comportamenti e reazioni altro non erano se non il frutto di una persona tossica accanto: un modo facile per scaricare la responsabilità e la coscienza personale.
E sopravvivere.
Ovviamente il discorso ha diverse sfaccettature caso per caso, ma è indubbiamente un gran modo per giustificarsi, per non mettersi totalmente in discussione.
In tale meccanismo molti maschi adulti sono maestri d’esperienza, perchè si tratta di uno sforzo personale di enorme portata: quello di mettersi in discussione e ammettere di aver sbagliato.
Tutti (non sarò certo io a dirlo) meritano redenzione. Ma non tutti hanno diritto ad infinite opportunità di riscatto.
In questa dinamica, la donna mediamente deve concedere infinite occasioni e ha poche opportunità. Questo perchè ci sono ancora uomini che tengono le redini di tale comportamento. E sono gli stessi che magari sul lavoro si mostrano attenti e sensibili al mondo femminile: sono gli stessi che giocano coi figli dei vostri amici.
Quindi vi prego. Invertite la rotta. Fatelo come esempio. Fate quello che io non sono riuscita a fare fino a 30 anni.
Un errore di una donna, ha una portata superiore di 10 volte rispetto agli stessi errori commessi da un uomo. Un errore di un uomo è solo un tentativo sbagliato. E anzi, non è mai un errore. Ma una scelta a cui è stato costretto (in gran parte dei casi, frutto della provocazione dalla donna).
Invertite questo sistema, per favore. Ribilanciate, questo meccanismo contorto.
La sfida più grande, che ognuno di noi forse ha vissuto almeno una volta nella vita, è il confronto con chi ci ha voluto davvero bene: con chi ha riposto in noi la totale fiducia, ed è stata persa.
La fiducia, lo sappiamo e lo dimentichiamo sempre, ha la sua base nel rispetto dell’altro.
Partite da dentro. Quando fate tutte quelle selezioni, tutte quelle sedute di recruiting, tutte le soft skills con cui volete cambiare il mondo… Cambiate prima le persone. Non fatevi ingannare da persone bravissime, che poi a casa possono essere dei mostri silenziosi e solitari.
Quindi, se leggete questo testo: osate.
Osate nella fiducia. Ma osate anche nel saper “isolare”.
Osate con amore e osate nel pretendere che vi vengano dette queste due fantomatiche parole: “mi dispiace”.
Osate senza perdere la propria dignità: io l’ho fatto per tanti anni.
Osate per cambiare. E aiutate a cambiare.
Se c’è amore, ne vale la pena.
Con tutto il mio affetto, stima e coraggio,
Sempre vostra,
Francesca (con Microsoft in #buildingResilience)

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